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Numero 1



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Possiedo la mia anima

il  segreto di Virginia Woolf

 

di Nadia Fusini, Mondadori, euro 17.00

 

 


Un libro che non si fa dimenticare facilmente. La Fusini fruga nella vita e nelle opere della Woolf e ne traccia un ritratto extra-ordinario. La donna e la scrittrice si fondono in un’unica voce, quella del linguaggio più intimo che costituisce  il tessuto connettivo di un’anima di porcellana, e da questo connubio nasce un’immagine profonda, autentica, ricca di “disperata vitalità”.

Il matrimonio con Leonard, il complesso rapporto con la sorella Vanessa, gli anni fertili di Bloomsbury, l’amore per Vita-Orlando, l’angoscia di sapersi “diversa” in un destino d’eccezione, in cui la solitudine e la sofferenza diventano il prezzo da pagare per quei salti nel vuoto in cui la vita – dopo il dolore, oltre il dolore – appare come un “alone luminoso”, impercettibile se non attraverso gli strati più profondi della coscienza…

L’autrice insegue la Woolf, la interroga con amore sincero, costante. Ne emerge un libro lontano da ogni retorica, sincero anche nel cogliere le pieghe più occulte del fragile equilibrio interiore di una donna sempre sospesa tra estasi e depressione. Solo un’altra donna sarebbe stata capace di leggere la “crittografia” di un’anima così complessa, a volte ellittica, perfino con sé stessa.

Imperdibile per chi ama Virginia Woolf.

(Francesca Pacini)  

 

 


La ballata delle prugne secche

 

di Pulsatilla, Castelvecchi editore

 

 


Un libro divertente, ironico, dissacrante. Con la sua scrittura sempre ritmata, incalzante, priva di leziosismi linguistici, Pulsatilla trascina con la penna il lettore nelle pagine che narrano la sua vita. Vita che è slalom fra genitori, sesso, amicizie, prove pratiche del quotidiano, senza rimanere incastrata nei cliché  che regolano il mondo degli “adulti” e di quei noiosi parrucconi da cui l’autrice si tiene alla larga. La ballata delle prugne secche è un inno alla vita (e ai suoi inciampi!) che tratteggia una gioventù disinibita ma non volgare, piena di esuberanza e di umorismo – anche nei momenti più critici- con i quali affronta fatti e misfatti della via di provincia, prima (“Fuggi da Foggia”), e di quella metropolitana, poi. L’infanzia, la famiglia, le avventure sessuali e l’impatto con il seducente ma a volte deludente mondo maschile formano un racconto che si snoda, agile, fino alla fine. E che strappa risate, identificazioni, complicità.

(Marina Ruggeri)

 

 

La Scomparsa dei fatti

di Marco Travaglio, Il Saggiatore, 15 euro

Un libro che ha diviso, come tutto quello che Marco Travaglio dice e pensa. Indro Montanelli, il suo direttore prima al “Giornale” poi “La Voce” scrisse di lui: “Travaglio è un killer che non uccide col coltello, usa un’ arma non perseguibile penalmente, l’archivio”. E se lo dice uno dei più grandi giornalisti, se non il più grande, della nostra storia non possiamo fare altro che crederci. “La Scomparsa dei Fatti”, edito da Il Saggiatore, ha portato la penna di Repubblica, l’Unità e Micromega, in teatri e piazze, dove è stato sempre seguito da un alto numero di persone. Il libro racconta come in Italia sia stia diffondendo una sorta di confusione tra giornalismo e opinione, con i fatti che vengono sempre più censurati dai grandi canali mediatici per far comodo al potente di turno. Ed ecco il Travaglio pensiero su Tangentopoli e il crescente revisionismo sulle figure coinvolte (per fare un esempio recentissimo, il consiglio comunale di Roma ha dato parere favorevole alla mozione sull’intitolazione di una via a Bettino Craxi), la sentenza Andreotti, il caso del giornalista Renato Farina, che ha confessato di essere stato retribuito per anni dal Sismi  per fornire informazioni e svolgere operazioni segrete, oppure fino ai processi di Marcello Dell’Utri, la mancata notizia del 2 maggio 2006, quando il Tg1 non informò i suoi spettatori dell’apertura dell’inchiesta Antonveneta da parte della Procura di Milano. E poi la mania dell’aviaria… Un ritratto feroce, e allo stesso tempo documentato, sullo stato dell’informazione e dei giornalisti nel nostro paese. Una voce di cui c’è bisogno, in un panorama sempre più omologato, in cui la verità viene spesso nascosta. O non raccontata.      

(Lorenzo Bianchi)


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